![]() |
![]() |
Usiamo pure quel termine che l'uomo ha inventato per definire la donna a suo avviso immorale: puttana. Eh sì, mai quel termine di antico conio maschile si è sposato così bene a quella che magnificanti quanto offuscate o interessate menti, reputano ancora nobile impresa dell'intelletto umano: la ricerca. Veramente puttana, che si vende al miglior offerente. E' l'unico contesto nel quale ci sembra corretto usare questa parola. E questo ci sembra il commento più serio dopo aver sentito dell'ottuagenario riccastro che ha pagato 3,5 milioni di dollari alla texana A&M University perchè metta a punto tecniche e saperi per il rifacimento clonato del gatto di casa. L'università ha fatto il gatto e ha venduto il procedimento al cliente che apprezza la prestazione e ritiene pure di aver migliorato la vita umana. Si sa, l'americano medio o medio-alto, spesso vive di cazzate, perchè vuoto di zucca (lo descrive bene A. M. Homes in "La sicurezza degli oggetti" Minimumfax edizioni ); gioco facile per le zucche toste dell'università : "può nascere dal nulla un'intera industria nuova" dice un cattedratico della Southern University di Dallas. Comunque si sa, li merecanadis , le "americanate" sono anche d'esportazione, e poi, ultimamente, non è che ci si sia fatti trovare indietro; da questa o quell'altra parte del mondo, ci girano intorno il clone pecora Dolly, vitello Jefferson, topo cumulina, toro galileo, muflone (italiano) senza nome, e nove maialini... |
|
Da "La Repubblica" del 18 febbraio 2002 Dopo la nascita di copycat, il felino uscito dai laboratori del Texas, centinaia di americani chiedono di ripetere l´esperimento. Senza badare a spese "Scusi, vorrei clonare il mio gatto" l´America scopre l´ultimo business Animali domestici in fotocopia, è già boom di prenotazioni DAL NOSTRO INVIATO FEDERICO RAMPINI L´inizio di questa rivoluzione risale al 22 dicembre scorso, data di nascita di «c.c.», abbreviazione di carbon copy (la carta carbone si usava per replicare un testo dattiloscritto, prima che nascessero fotocopiatrici e computer). E´ il nome in codice di un gattino rosso tigrato, che oggi ha quasi due mesi e sta benissimo. L´apparenza è banale, ma ha una caratteristica senza precedenti nella storia della razza felina: più che essere figlio di sua madre - la gatta Rainbow, tre anni - lui ne è la copia. Infatti non è nato dalla fecondazione, bensì trapiantando il Dna della madre in un ovulo della medesima da cui era stato rimosso il nucleo. La nascita e la sopravvivenza in buona salute di «c.c.» corona il sogno dell´eccentrico miliardario John Sperling, fondatore dell´Università di Phoenix, che ha offerto di tasca sua 4 milioni di dollari a chi riuscisse a clonare un animale domestico. Nel progetto si è impegnato da anni anche un suo amico, Lou Hawthorne, imprenditore e artista di San Francisco, che ha creato nel 1997 la prima banca del Dna per animali domestici: la Genetic Savings & Clone, nel Texas. Questa azienda ha fornito tutta la materia prima per gli esperimenti condotti dall´équipe di biologi dell´università texana. Il mecenate Sperling a 81 anni si considera un benefattore e basta: «Questa scoperta è un miglioramento della vita umana», perché può rendere felici tante persone che amano i propri cani e gatti e soffrono per la loro morte. Il suo amico Hawthorne invece parla il linguaggio del business: «Lo facciamo perché c´è domanda». Prima ancora che andasse in porto l´esperimento della clonazione di «c.c.», la sua banca del Dna aveva già attirato centinaia di clienti che hanno depositato campioni di tessuti dei propri animali domestici: solo per tenerli in custodia la Genetic Savings & Clone si fa pagare dai 900 ai 1.400 dollari, più un fitto annuo di 150 dollari. Il vero business comincia adesso, grazie al primo gattino clonato. «L´esperimento era già riuscito con pecore e capre, ma ora la clonazione penetra fra le mura domestiche, nella vita quotidiana» dice il biologo Philip Damiani del Nature Institute di New Orleans, un centro concorrente che sta conducendo le stesse ricerche dell´università texana. La sua collega veterinaria Betsy Dresser non ha dubbi: «Basta viaggiare in aereo e attaccare discorso sugli animali domestici e subito si copre qualcuno che ha perso un cane o un gatto ed è straziato dal dolore, farebbe di tutto per farlo rivivere». Anche se il «padre di c.c.» Mark Westhusin precisa che «qui ci stiamo occupando di riproduzione, non di resurrezione», è chiaro a tutti che il grande business gioca su questo equivoco. La clonazione ti dà l´impressione che è sempre lo stesso essere a rivivere. E´ solo grazie a questa illusione che molti sono disposti a spendere qualunque cifra. Perché almeno all´inizio questo sarà un mercato di lusso. Con i metodi usati per far nascere «c.c.», oggi clonare un gatto verrebbe a costare 250.000 dollari (285.000 euro). L´équipe texana prevede che col successo commerciale la tecnologia potrebbe diventare meno costosa in pochi anni, facendo scendere il prezzo a 20.000 dollari. Sempre una bella cifra. A cui bisogna aggiungere le spese di immagazzinaggio e conservazione del Dna. «Certo per diversi anni questo sarà un lusso - ammette il direttore generale della Genetic Savings & Clone, Charles Long - ma così come c´è tanta gente disposta a spendere per la barca o per una macchina sportiva, altri preferiranno avere una copia genetica del cane o del gatto a cui sono affezionati». Il clamore suscitato dalla nascita del gattino «c.c.» nel laboratorio texano, ha suscitato anche scetticismo, preoccupazioni e proteste. Uno dei più autorevoli pionieri americani della clonazione animale, il professor Rudolph Janesch del Whitehead Institute di Cambridge, ammonisce a non sottovalutare «i grossi problemi biologici che abbiamo sempre incontrato nella clonazione dei mammiferi». E cioè l´elevato rischio di malformazioni, malattie, morti premature. Gli animalisti denunciano la follìa di chi insegue costosi capricci per ricchi, mentre ogni anno migliaia di gatti finiscono abbandonati e randagi: perché non adottarne uno che ha bisogno invece di replicare il proprio? Gina Klauba, direttrice del ricovero Felines Inc. per gatti perduti, aggiunge un tocco di realismo: «Nonostante la propaganda interessata sulla clonazione, nessuno riuscirà a riprodurre una copia esatta del cane o gatto, con la stessa personalità: ed è il carattere quello di cui ci si innamora». C´è poi chi teme che gli scienziati, scegliendo la via di minore resistenza, finiranno per banalizzare questi procedimenti fino a fiaccare le resistenze etiche contro la clonazione umana. Ma laggiù nel Texas il telefono continua a squillare. Phyllis Raschke, pensionato di San Fernando, è disposto a tutto pur di non perdere il suo Sammy, di cui ha già depositato il Dna. «Lo so che a qualcuno sembra uno spreco, una spesa superflua e perfino frivola. Io trovo frivole le pellicce. Trovo frivolo chi spende una fortuna per comprare un diamante. Io amo il mio gatto». |