| UN MODELLO DA IMITARE Esperimento di un pool anglo-russo: dalle zampe del geco il segreto per realizzare un super nastro adesivo La scienza copia l´uomo ragno Tre anni di studi prima di capire il segreto dell´animale. Ma alla fine il test è riuscito ELENA DUSI A gioire per il successo dopo tre anni di sforzi, c´era l´equipe dell´università di Manchester e dell´istituto di microelettronica di Chernogolovka, in Russia, che hanno pubblicato i loro risultati sull´ultimo numero di Nature Materials. Ciò che per il geco è del tutto naturale, infatti, loro hanno faticato parecchio a riprodurlo in laboratorio. Il segreto delle zampe del geco sta nella finissima peluria che ricopre il palmo inferiore degli arti. Ognuna di queste spatulae - il nome scientifico dei peli - è in grado di legarsi alla superficie da scalare grazie a un fenomeno noto alla fisica come forza di Van Der Waals. Questo tipo di attrazione agisce tra le molecole delle spatulae e quelle del soffitto quando sono molto vicine e le cariche elettriche che si trovano nella parte esterna dei due differenti strati di molecole iniziano a interagire. Si tratta di una forza debolissima, ma se moltiplicata per i miliardi di spatulae presenti su ogni zampa del geco permette all´animale di arrampicarsi letteralmente sugli specchi. Capacità che già aveva descritto stupito Aristotele nella sua Historia Animalium. Per realizzare il nastro-geco oggi è stato necessario creare un substrato flessibile (è fondamentale che riesca ad aderire perfettamente a qualunque superficie) ricoperto di spatulae il più possibile simili a quelle naturali. La loro lunghezza è di poco superiore ai due micron (milionesimi di millimetro). Di dimensioni simili è la distanza tra una spatola e l´altra. Plastiche artificiali i materiali utilizzati. Realizzare il nastro geco è stato talmente difficile che finora l´unico esemplare esistente non supera i quattro centimetri quadrati di superficie. Il mezzo centimetro usato per appendere l´uomo ragno (un pupazzo da 40 grammi) al soffitto sarebbe bastato per un oggetto pesante un etto. Ma staccando e riattaccando ripetutamente il nastro-geco si è visto che la forza adesiva andava progressivamente diminuendo. Colpa delle spatulae che si rompevano o si attaccavano l´una all´altra formando dei ciuffi. «Avremmo voluto - ha dichiarato alla fine con un po´ di rammarico Andre Geim, fisico dell´università di Manchester in un´intervista alla Bbc - produrre abbastanza nastro-geco da ricoprire l´intero palmo di una mano e sospendere qualcuno fuori dalla finestra del laboratorio. Non erano certo i volontari a mancarci. Ma al momento sarebbe stato troppo lungo e costoso».
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