| Non muovono le gambe, non parlano più. Sono le persone che hanno subito un trauma cranico grave. La speranza, per loro, arriva da Torino Un robot per tornare a camminare Debutta il personal trainer hi-tech: aiuterà le vittime di incidenti OTTAVIA GIUSTETTI La prima paziente a sottoporsi a questo studio, al quale partecipano ingegneri e psicologi, è un´ex atleta: Alessandra. Sarebbe diventata una campionessa se non le fosse capitato quel terribile incidente. Durante un allenamento è caduta dalla sua moto d´acqua e l´impatto, violentissimo, le ha provocato un trauma cranico tanto grave che oggi non può muoversi senza carrozzina e vive sorvegliata giorno e notte. Ma un giorno potrebbe tornare a camminare e parlare se la scienza riuscisse a sbloccare quella parte del cervello che ha subito il trauma. Per farlo, serve qualcosa che le insegni nuovamente, come fosse un neonato, il movimento delle gambe e dei piedi. E due giorni fa questa ragazza ha accettato la «sfida»: sottoporsi alla sperimentazione di un nuovo robot, una macchina costruita dagli ingeneri del Politecnico di Torino, dal professore Guido Belforte, con la quale tenteranno di restituirle una vita. Si chiama Argo ed è l´evoluzione di un prototipo inglese che viene utilizzato nei casi di paraplegia: è composto di due gambe d´acciaio che vanno «indossate» e che si muovono riproducendo il passo fisiologico. Marina Zettin, ordinaria di neuropsicologia clinica, seguirà una prima sperimentazione che durerà due mesi. Accanto a lei ci saranno i fisiatri e l´ingegnere che ha realizzato il robot e che sa muovere le gambe d´acciaio. «Quello che cerchiamo di fare con questa apparecchiatura sperimentale - spiega Marina Zettin - è far riaffiorare nella mente di Alessandra lo schema motorio che ha imparato da bambina, quando si è messa in piedi la prima volta». La teoria è questa: la parte del cervello nella quale si formano le «idee» relative al movimento del corpo è una sola. E partendo dal basso, dalle gambe e dai piedi, si può aiutare la persona che ha subìto un trauma a recuperare il movimento delle gambe. Poi quello del linguaggio. Si tratta di una sfida ambiziosa, che al momento non vuole alimentare false speranze, ma la teoria sembra valida e con le energie spese fino a oggi pare impossibile che non arrivino anche i risultati. Alla Puzzle c´è grande entusiasmo per l´arrivo di Argo. Alessandra si presta al «collaudo» mentre quattro pazienti dopo di lei sono già in attesa di sottoporsi all´esperimento. Tutti dovranno camminare lungo la medesima stanza al piano terra guidati dal robot che fa muovere le gambe. Avanti e indietro. Per mezz´ora al giorno. Verso la meta comune di una nuova opportunità di vita. |
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