| Tutti “nuovi” con bisturi e chip dal nostro corrispondente JOSTO MAFFEO La ricerca, quella seria, continua però ad avanzare imperterrita, per nulla distratta da avventure che rasentano o superano il sensazionalismo. Ed ecco, dunque, che gli sponsali biologia-tecnologia generano prodotti, collaudati o ancora sperimentali, destinati a dare una mano, anche un piede, occhi, udito e quant’altro a chi ne ha bisogno. Pensiamo, per esempio, all’impianto cocleare per sordità profonda o completa, quell’innesto di tecnologia che lavora insieme ad un apparecchio esterno per ridare l’udito a chi l’aveva perso. Un felice tandem costituito da chirurgia ed elettronica, bisturi e speech-processor. Si lavora senza sosta e con molte speranze per sottrarre gli affetti da malattie renali da quella schiavitù che si chiama dialisi. Lo fa l’Università del Michigan, che punta alla miniaturizzazione dei filtri, operando con chips e cellule staminali prelevate da suini, che producono cellule del tubulo prossimale, componenti fondamentali di quello che in futuro potrà essere un mini-rene artificiale biocompatibile e impiantato nel corpo. Nulla a che fare, dunque, con quelle iniziative discutibili, dettate dalla psicosi dell’insicurezza e del controllo di tutto, costi ciò che costi, che portano genitori britannici, o un’intera famiglia americana, ad impiantare a figlia e coniugi microchip sottocutanei. Con tanto di trasmettitore Gsm e ricevitore Gps, per ubicare in qualsiasi momento il proprio congiunto. Alla faccia della privacy. E’ tecnologia impiantata a favore dell’uomo il vecchio caro pacemaker, lo è pure lo stent, lo sono le capsule diagnostiche la cui elettronica fa un giretto all’interno del corpo e racconta come vanno le cose della salute. Al Politecnico di Milano c’è già pronto un prototipo di protesi di gamba - ma potrà essere anche braccio - dotata di un microprocessore che riprodurrà movimenti simili a quelli naturali. |
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