A Tullio Regge facciamo rispondere Bill Joy con un suo articolo pubblicato su Wired nell'aprile 2000 (qui nella traduzione di TMC).
Bill Joy è capo degli scienziati di Sun Microsystem, non in odore di "dissenso antiscientifico" e probabilmente non coltiva nemmeno quelle ragioni ideologiche che vorrebbero fermare tutto
L'articolo è interessante.

Da "Le Scienze"

aprile 2002

L’opinione
All’assalto del nanomondo tra dubbi e speranze
Tullio Regge

Uno sport molto popolare è quello del futurologo: attività quanto mai divertente, almeno fino a quando non arriva la smentita. Chi lo pratica si diverte un mondo a scimmiottare i profeti biblici. Che dicono ora i futurologi della scienza e della tecnologia? A giudicare dalla mole di lavori sull’argomento, il futuro appartiene alle biotecnologie. Anzi, alle nanotecnologie: è cominciato l’assalto a quel mondo strano popolato da virus, wonderdrug, nanorobot e nanochip che dovrebbe rivoluzionare la nostra esistenza in qualche decennio, o anche meno. Mi correggo: l’assalto è iniziato nel lontano 1953, quando Crick e Watson scoprirono la doppia elica del DNA.

Il nanomondo attrae gli scienziati per varie ragioni. L’epopea degli antibiotici volge lentamente al tramonto. L’HIV dilaga, con effetti devastanti, ma può essere controllato da nanofarmaci antivirali appositamente programmati e sintetizzati in laboratorio. Confortati da questo primo successo, i ricercatori vorrebbero andare oltre e ottenere una remissione completa.

La vittoria finale sull’HIV sarebbe di certo molto significativa, ma ormai lo sguardo si spinge lontano. L’umanità è preda di orde di virus contro cui non esiste rimedio o vaccinazione preventiva, e i ricercatori vorrebbero ampliare l’arsenale anti-HIV per poterlo usare contro tutti i virus. Altri ricercatori vorrebbero costruire nanorobot che, opportunamente programmati, potrebbero ripulire dalla placca e lucidare a nuovo le coronarie di un infartuato.

Il nanomondo è fondamentale anche nelle cellule viventi. Il metabolismo cellulare è comprensibile solamente se si tiene conto a livello molecolare delle migliaia di reazioni chimiche che avvengono al suo interno. Gravi malattie traggono origine da alterazioni di questo metabolismo e finalmente si intravede la luce in fondo a un tunnel che fino a ieri era privo di speranza.

Sarà tutto oro quello che riluce? Fra 10 o 20 anni la morte per cancro sarà solo un’eventualità sfortunata? Tutto è possibile, ma guardiamoci intanto anche dai pericoli. La tecnologia a livello molecolare è strumento che può e deve essere usato per lenire le sofferenze ma che, giova ripeterlo, se lasciato in mano a malintenzionati potrebbe avere effetti devastanti, come già è accaduto più volte nel corso della storia. Bande di razzisti potrebbero sintetizzare virus dedicati che leggono il DNA delle persone infettate uccidendo solo chi ha caratteristiche etniche indesiderabili. Altri virus mirati potrebbero essere utilizzati per uccidere a distanza un uomo politico inviso. Il limite è solo la fantasia.

Già sento i clamori dei professionisti del dissenso antiscientifico che per ragioni ideologiche vorrebbero fermare tutto, anche la ricerca medica su gravi malattie. Come è loro abitudine lanceranno strali contro una tecnologia definita «innaturale» o «aggressione del vivente» come appare sulla copertina di un libro di recente pubblicazione. Altri continueranno a proporre medicine alternative sulla cui efficacia, per usare un eufemismo, sussistono dubbi. Non penso che sia possibile il blocco totale. Troppa gente soffre e vuole dei risultati, non possiamo uccidere anche la speranza. Il richiamo alla natura è fuorviante. Non esiste definizione di che cosa si intenda per «naturale», o almeno ne esistono troppe, utilizzate a posteriori per bollare tecnologie già condannate a priori su basi puramente ideologiche.

Qualunque sia, la tecnologia del futuro avrà certamente degli inconvenienti. Occorrono quindi regole assennate che limitino i danni e permettano sviluppi di alto valore sociale. Il mondo scientifico deve aprire il dialogo su questo argomento con proposte concrete.