| Corsa a sperimentare prototipi. Il sistema come nel «Viaggio allucinante» individua ed elimina il male: operativo entro dieci anni Nano-robot nel sangue distrugge i tumori Terapie rivoluzionarie grazie alle tecnologie infinitesimali: pillole con radar molecolare e cellule-bisturi DAL NOSTRO INVIATO Secondo gli esperti, che si riuniranno a partire da domani a New Orleans per il Congresso annuale della Società americana di oncologia medica, la sfida al cancro, in futuro, passerà anche attraverso le nanotecnologie. E’ ancora una ricerca di frontiera, che la fantascienza ci ha reso familiare. Nel 1966 fu il film Viaggio allucinante - tratto da un racconto di Asimov - a mostrarci una navetta, carica di medici, che viaggiava nel sangue di uno scienziato per salvargli la vita. Più recentemente Michael Crichton ci ha riproposto il tema, con il suo libro Preda , dove sciami di nanorobot sostituiscono via via gli esseri umani. Ora la scienza ha cominciato a lavorarci. E in qualche caso le nanotecnologie stanno già dando risultati concreti. Le nanopillole, per esempio, sono già in sperimentazione. Le chiamano magic bullet , pallottole magiche, e sono capaci di scovare le cellule ammalate, fra migliaia di cellule sane, di agganciarle e di distruggerle. Il riconoscimento avviene grazie a una sorta di radar molecolare che intercetta specifici recettori proteici presenti sulla cellula tumorale. Una volta sul bersaglio possono agire in maniera diversa. Per esempio, liberano sostanze, come gli enzimi dell’apoptosi, che provocano la morte della cellula. Anzi, possono fabbricarne in continuazione. All’Università di Genova il gruppo di Alberto Diaspro sta studiando una sorta di guscio che racchiude un microambiente dove gli acidi nucleici possono produrre proteine antitumorali. Un’altra strategia è allo studio al Memorial Sloan Kettering di New York e, a Milano, l’Istituto europeo di oncologia sfrutta un nanogeneratore di radioattività: in questo caso il robot veicola atomi radioattivi che, una volta penetrati nella cellula tumorale, liberano particelle ad elevato potere distruttivo. Ultima sfida: la nanochirurgia ultrainvisibile e superprecisa dove il bisturi è un raggio laser e il campo operatorio è una singola cellula. Eric Mazur all’Università di Harvard, a Boston, è riuscito a distruggere piccole parti di una cellula, lasciando tutto il resto intatto. E se è vero che al momento i tumori sono diagnosticati quando sono troppo grandi per un trattamento del genere, si può sperare che nei prossimi anni, quando si riusciranno a individuare le prime cellule «impazzite» si potranno operare e distruggere una per una. Con precisione non più millimetrica, ma, appunto, nanometrica. Adriana Bazzi |
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