| Due scienziati della Microsoft presentano domani un software in grado di immagazzinare tutti i ricordi delle esistenze dell´intera umanità Le nostre vite in un pugno di cd ognuno avrà un "cervello di scorta" Già ai tempi di Roosevelt, il suo consigliere pensò a un raccoglitore universale Il programma verrà venduto a 300 dollari e sarà valido anche per le tecnologie future Prima c´erano i megabyte, poi sono arrivati i giga e ora ecco i terabyte La colonna sonora di una esistenza occuperebbe soltanto 40 gigabyte Una capienza digitale strabiliante permetterà di contenere libri, e-mail, foto, canzoni, videocassette da trovare con una parola chiave RICCARDO STAGLIANO´ Una sorta di cervello di scorta che non fa mai cilecca quando si cerca di ricordare un nome, una data, il titolo di un film. Basterà digitare la parola chiave nel pc che contiene la copia anastatica della nostra esistenza, e in pochi secondi non solo salterà fuori il risultato principale ma anche quelli collegati: la lista delle e-mail scambiate con quella persona, la serie degli impegni di quel giorno, la trascrizione delle telefonate. È la scommessa di Gordon Bell e Jim Gemmell, ingegneri del laboratorio di ricerca della Microsoft a San Francisco e cavie dell´esperimento i cui primi risultati presenteranno al convegno internazionale della Association for Computing Machinery che si terrà a Juan Les Pins, in Francia, da domani al 6 dicembre. Per quella data Bell avrà raccolto nel grande database (che poi dovrebbe essere messo a disposizione di chiunque lo voglia) il diario digitale della sua vita. Oltre 10 Gigabyte di articoli scritti, libri letti, cd ascoltati, film visti e così via, il tutto ridotto in bit tramite salvataggi in formato testo, scannerizzazioni e masterizzazioni di ogni genere. «Immaginate di essere in grado di fare una ricerca tipo Google su tutta la vostra esistenza», esulta lo scienziato. Gemmell, invece, punta sulla metafora della «scatola da scarpe»: «Tutti noi le abbiamo amate, piene di foto o cartoline, ma quanto è dura trovare quel che si cerca». E se aggiungete le lettere, le bollette, le videocassette e l´infinita panoplia di materiali che accumuliamo, il problema di come organizzarli si fa cruciale. Oggi però un numero sempre maggiore di questi manufatti ha una natura digitale: i libri possono essere trasformati in file, le canzoni in mp3 e le videocassette in mpeg, solo per restare agli esempi più noti. E questi documenti possono essere raccolti, dopo un´etichettatura elettronica con parole chiave che ne faciliti la ricerca, nella banca dati che i due informatici hanno costruito mettendo a punto un software in grado di recepire e catalogare i formati più diversi, oltre a garantire che quei file saranno leggibili dalle tecnologie future. Il presupposto è la moltiplicata capienza ed economicità dei supporti che quei dati ospitano. Alla fine degli anni '80 un pc con un hard disk da 100 Megabyte era già considerato fenomenale. Oggi una dotazione di una decina di Gigabyte è usuale anche per un portatile ed entro 5 anni, giurano i due uomini Microsoft, 1 Terabyte (1000 Giga) costerà meno di 300 dollari e sarà montato di serie sulle macchine più ordinarie. Bell e Gemmell forniscono qualche equivalenza tra «atomi» e «bit». Il testo è leggerissimo: un libro di 300 pagine pesa circa 600 Kb e un cd vergine ne potrà contenere oltre 1000. Idem per l´e-mail: uno che la utilizza molto potrà accumularne un centinaio di Mega l´anno. Le immagini sono assai più ingombranti: una di medie dimensioni a bassa risoluzione pesa circa 60 Kb. Nel solito cd, quindi, ce ne stanno oltre 10 mila. E arriviamo all´audio: se si registrasse tutto quello che si ascolta in un´esistenza lunga 80 anni, si riempirebbero «solo» 40 Gb. L´intuizione originaria di un raccoglitore universale fu di Vannevar Bush, consigliere del presidente Franklin Delano Roosevelt e considerato uno degli ispiratori degli ipertesti e di Internet, che nel 1954 la mise per iscritto in un saggio sulla rivista «Atlantic Monthly». «Memex» l´aveva chiamato e, sull´entusiasmo dell´incipiente èra informatica, l´aveva descritto come «un apparecchio nel quale un individuo archivia tutti i suoi libri, i suoi dati e le sue comunicazioni e che è meccanizzato per far sì che la sua consultazione avvenga con estrema velocità e flessibilità». A lui hanno tributato doveroso omaggio i due ricercatori californiani che, mezzo secolo dopo, cercano di realizzare la sua visione. Un compito assai più facile, al netto delle polemiche sulla privacy e sulle mutazioni antropologiche che il progetto sta già creando, adesso che una decina di Gigabyte non la negano neppure alla casalinga di Voghera. |
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