Da "La Repubblica" del 29 marzo 2002

IL MONDO DEI ROBOT

Così la "creatura" della Honda e le altre macchine tuttofare si costruiscono uno spazio nel nostro universo

Asimo e i suoi fratelli robot alla conquista del pianeta uomo

Dal governo a industrie come la Sony, in Giappone si scommette su un futuro robotico

DAL NOSTRO INVIATO
FEDERICO RAMPINI
E in mezzo c´è lui, il quinto membro della famiglia: Asimo, il più evoluto dei robot umanoidi. «What if?» è l´interrogativo inquietante della pubblicità, ma la Honda in realtà conosce la risposta: l´èra di robo-sapiens è dietro l´angolo.

Per gli europei l´androide Asimo è una novità, in Giappone è protagonista da mesi di un curioso spot pubblicitario che sembra girato a Palermo (invece è una Sicilia ricostruita in uno studio cinematografico di Tokyo). A Wall Street ha suonato il campanello di avvio della seduta di Borsa pochi giorni fa, nel 25esimo anniversario della quotazione di Honda. Alto come un bambino (un metro e venti), 43 chili di peso, Asimo è un bipede evoluto: se andate sul sito http://world.honda.com/tech potete vederlo perfino giocare a calcio, in un videoclip intitolato "Robo-cup", gioco di parole con Robocop che allude al prossimo mondiale di calcio in Giappone. Una differenza fondamentale lo separa dalle creature sfornate dalla fantascienza hollywoodiana: Asimo è terribilmente vero. E´ il frutto di lunghe ricerche, un progetto che risale al 1986 imperniato su due parole chiave: "intelligenza" e "mobilità". A differenza dei suoi numerosi antenati già impiegati nelle fabbriche automatizzate di tutto il mondo, o per disinnescare autobombe, o per aiutare i chirurghi in sala operatoria, lui non è nato come un robot-operaio monouso.

E´ versatile, è migliorabile, è fatto per diventare una presenza costante nella nostra vita quotidiana. Per ora gli manca solo un´intelligenza adattiva, cioè la capacità di uscire dal seminato, di fronteggiare situazioni impreviste. Ma le ricerche sull´intelligenza artificiale lo aiuteranno: al Massachusetts Institute of Technology lavorano da anni sulla «robotica evoluzionista» e alla Brandeis University l´inquietante Golem Project ha già sfornato robot che progettano altri robot. Il problema vero, quello che più preoccupa i creatori di Asimo, siamo noi: come reagiremo alla nuova realtà? La missione ufficiale dei ricercatori Honda recita così: «Promuovere una infrastruttura sociale nella quale i robot umanoidi saranno facilmente accettati».

La minaccia di un rigetto xenofobo - pardon, "robofobo" - da parte della razza umana angoscia talmente gli scienziati giapponesi, che nel dicembre del 1996 quando la sua creatura stava per vedere la luce il padre di Asimo, l´ingegner Katsuyoshi Tagami della Honda, partì per una missione segretissima... in Vaticano. La multinazionale giapponese voleva sondare il pericolo di una scomunica, o comunque di una reazione di condanna etica da parte delle autorità religiose. Tagami incontrò il reverendo Giuseppe Pittau, allora rettore della Pontificia Università Gregoriana, che dopo un primo colloquio lo portò a visitare la Capella Sistina. I due sostarono a lungo davanti all´affresco michelangiolesco della creazione. Tagami ricorda che Pittau gli disse: «Questo è il momento in cui Dio dà la vita a Adamo, gli dona intelligenza e immaginazione. Costruendo un robot lei mette a frutto il dono divino dell´immaginazione per creare qualcosa di utile, ma non giochi a fare Dio».

Asimo non è una curiosità da salone della tecnologia, è un vero business. Appena nato ha ricevuto quaranta offerte di lavoro, nonostante il salario elevato: 15.000 dollari al giorno per le prestazioni brevi, 150.000 dollari l´anno per un impiego stabile come quello che gli ha offerto la Ibm, che lo usa a tempo pieno come portiere alla reception della sua filiale di Tokyo. Ha anche un serio concorrente, il robot Sdr-4x della Sony (versione umanoide del già celebre cagnolino robot Aibo) più portato per il mestiere di intrattenitore: questo qui canta e balla, ha un vocabolario di 60.000 parole, più «emozioni e istinti». La Sony lo mette sul mercato entro quest´anno a prezzi decisamente competitivi, costerà come un´automobile di grossa cilindrata.

I giapponesi all´invasione dei robot credono sul serio. I prototipi non hanno richiesto investimenti giganteschi - Honda ha speso 100 milioni di dollari nella progettazione di Asimo, il ministero dell´industria ce ne ha messi altri 50 - ma alla famosa facoltà Waseda di Tokyo c´è già una cattedra di robotica umanoide e il sistema universitario sforna 4.500 ingegneri in robotica ogni anno. La spiegazione di tanta fiducia? Non solo il Giappone è da anni il leader mondiale nella robotica industriale - tre miliardi di dollari all´anno di esportazioni di automi per fabbriche. E´ anche un paese con un grave problema di invecchiamento demografico: ha il 25% della popolazione sopra i 65 anni di età. E un grande business del futuro, per i robot androidi come Asimo, è proprio lì: negli ospedali, nelle case di cura, nell´assistenza agli anziani. (Ci sarebbe un´altra soluzione, che è quella di assumere più immigrati: l´assistenza ospedaliera ci guadagnerebbe un tocco di umanità. Ma il Giappone è un paese etnicamente omogeneo e poco aperto alla mescolanza, pur di evitare l´immigrazione preferisce affidare i suoi anziani agli androidi).

La Confindustria nipponica calcola che già quest´anno 11.000 robot sono regolarmente impiegati in «attività di servizio», di cui il 65% negli ospedali. Per ora svolgono mansioni semplici, come trasportare i vassoi dei pasti fino ai letti dei pazienti, ma entro il 2010 si stima che la gamma delle loro abilità si sarà arricchita molto - somministreranno le medicine, daranno la sveglia, accompagneranno i ciechi e gli infermi con mobilità ridotta - allora gli androidi rappresenteranno un mercato da un miliardo di dollari l´anno. Entro 15 anni potrebbero essere diffusi come i telefonini.

Per ora i più entusiasti degli androidi sono naturalmente i militari, a cui risolvono parecchi problemi. E´ noto quanto gli americani facciano affidamento sugli aerei-spia senza pilota, i droni Predator che hanno svolto un ruolo di primo piano nella guerra del Kosovo come in Afghanistan. Meno noto è il fatto che il Pentagono usa ormai sistematicamente soldati-robot per le missioni suicide di sminamento, anche sott´acqua: l´esemplare anfibio più perfezionato lo chiamano robo-lobster, robot aragosta. E dei robot umanoidi sono stati prestati dall´esercito Usa ai pompieri di New York durante gli scavi tra le macerie delle Torri gemelle, dove il pericolo era altissimo. Non a caso tra i primi a voler prenotare dei replicanti di Asimo c´è stato il ministero della Difesa cinese, che si è visto rispondere con un cortese diniego dalla Honda. Oltre che per combattere al nostro posto, Asimo e i suoi fratelli potranno sostituire la manodopera umana nei lavori più pesanti. Le compagnie petrolifere, le centrali nucleari e altre industrie che maneggiano sostanze nocive guardano con grande interesse allo sviluppo di robot sempre più simili all´uomo. Asimo non se lo immagina neppure, mentre si pavoneggia negli spot pubblicitari con la sua famigliola americana, o palleggia giocando al calcetto: il suo destino è quello degli androidi disperati di "Blade Runner", un destino da schiavo. Oltre che di intelligenza artificiale, è ancora un po´ a corto di perspicacia.