Fantasia finale di questo inizio millennio; l'ultima pensata nella contestazione alle privatizzazioni: "gene libero", "democrazia genetica", "libertà manipolatoria". Ce la racconta il settimanale "L'Espresso", per fare l'articolo di richiamo, naturalmente, -se il coniglio fosforescente della copertina per una volta sostiuisce le solite cover girls-; ma un pò è anche vero; ed è anche ovvio che si contesti la privatizzazione di dati che riguardano tutta l'umanità. La polemica di prammatica aveva già avuto il suo corso ai margini del Progetto Genoma; la brevettazione di geni e proteine è la realtà che fa marciare le industrie high tech, e "brevettare i geni è una follia", come dice Rifkin.
Ed è per ovviare o disinnescare questa follia che si ritiene giusto un accesso collettivo e libero all'informazione biotecnologica? Per parte nostra riteniamo che l'accesso all'informazione della vita, se è un crimine per l'industria che lo porta al mercato, è anche una fuorviante idea per i sostenitori del free software o del gene liberation che la porterebbero dove? E per farne che? La sottrazione dei saperi contro la moltiplicazine dei profitti? Va bene, ma quali saperi? Davvero quel sapere che ha imparato a decrittare il codice dei codici è importante? E' quello il segreto della vita che era eticamente, tecnicamente e filosoficamente utile conoscere per il miglioramento dell'umana esistenza, tutta quanta? E' la biologia della vita un programma, un open source modificabile e migliorabile da chiunque? "...è anche vero che lo stadio attuale delle biotecnologie non consente di individuare facili bisogni domestici su cui costruire un consumo di massa...." dice Blicero del Laboratorio Hacker di Milano. Prrrr... Ci viene mal di pancia a pensare che quando i "facili bisogni domestici" verranno individuati sarà ben possibile che qualche figura innovativa renda possibile l'uso free o a modica spesa delle procedure biotecnologiche più appetibili. Il nostro appetito di conoscenza è dunque lo stesso delle aziende high tech? Ha gli stessi presupposti e si differenzia solo nello sbocco: pubblico anzichè privato? No- copyright anzichè copyright? Copyleft? Free biotechnology? Siamo buoni e faremo del bene...? Mah! La rete in cui, grazie a software liberi, pagati o piratati, tutti riversano tutto è anche piena di sciocchezze e nefandezze; si chiama democrazia, certo, ma ora freedom and democracy, visti i cloni, le chimere e gli assurdi che ci circondano, non riescono più a celare che il sapere acquisito è un sapere fuorviato, che non è questo che dobbiamo liberare e dal quale ci dobbiamo appropriare ma invezi al ûl cjapât un âtri troi (codice: lingua friulana) - occorre prendere un'altra strada, lo andiamo dicendo un pò dappertutto in giro per questo sito... altrochè "Libero clone in libero stato"...; allo storico slogan anarchico potremmo aggiungere: "nè dio, nè stato, nè servi, nè padroni, nè cloni".
BIOTECNOLOGIE