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L'articolo del Messaggero Veneto
di VENERDÌ, 11 MARZO 2005 Pa 14 - Udine
San Giorgio di Nogaro. La Procura di Udine ha chiuso linchiesta sugli scarichi in mare del Consorzio depurazione laguna. Tonnellate di rifiuti
Tubone, disastro ambientale: 20 indagati
Inquisiti funzionari di Provincia e Regione, lex vertice della Spa, dipendenti, tecnici e imprenditori Per lintero cda dellepoca le semplici ipotesi di contravvenzione delle mancate autorizzazioni
di GUIDO SURZA
UDINE. Venti indagati e il sospetto che il Tubone, smaltendo abusivamente tonnellate di rifiuti, abbia provocato un disastro ambientale con pericolo per lincolumità pubblica. È questa lestrema sintesi dellinchiesta della procura di Udine sul Consorzio depurazione laguna di San Giorgio di Nogaro, adesso arrivata al capolinea con lavviso finale agli indagati. Posizioni differenziate per tutto il cda del 2002, funzionari di Provincia e regione, tecnici, dipendenti e imprenditori.
Linchiesta. Le accuse principali sono mosse a tre persone: lex presidente del Consorzio di depurazione Bassa friulana (oggi appunto Consorzio depurazione laguna) Gianfranco Turchetti; quindi Claudio Feruglio in veste di responsabile della gestione degli impianti; e Alessandro Florit in qualità di direttore tecnico. A loro si contesta lillecito smaltimento di rifiuti, attività diretta a cagionare un «disastro ambientale innominato» provocando un pericolo per lincolumità pubblica.
Gli altri. Unipotesi di concorso nello smaltimento abusivo di ingenti quantità di rifiuti è contestata agli stessi tre e anche a Giordano Burg, di Aquileia, già responsabile tecnico-commerciale al Consorzio e procuratore alla Depura spa fino al 2001; quindi gli imprenditori Giovanni Antonio Di Taranto, di Mogliano Veneto, quale amministratore unico della Fww a Pasian di Prato; poi Roberto Andreani, manager fiorentino della Fingel di San Giorgio di Nogaro; infine Cristina e Adriano Luci, di Bicinicco e Povoletto, per i loro ruoli di vertice rivestiti nella Depura spa di Povoletto.
I rifiuti. Tra le condotte ipotizzate vi è anche quella daver fatto confluire nel cosiddetto Tubone rifiuti incompatibili con le capacità di smaltimento degli impianti in funzione nello stesso, che li riceveva a un prezzo inferiore a quello di mercato e comunque inferiore al costo industriale del corretto processo di smaltimento del rifiuto stesso. Ciò fino al febbraio 2003, data del sequestro.
I funzionari. Claudia Silvestro, di Povoletto, ex dirigente della Provincia responsabile tecnico dellistruttoria autorizzativa dellimpianto, risponde di falso in concorso con lex presidente Turchetti. Secondo il pm Luigi Leghissa titolare dellinchiesta, le informazioni e i dati non corrisponderebbero al vero. Unaccusa di abuso dufficio è contestata al dirigente regionale Giorgio Pocecco, di Duino Aurisina, in relazione al suo ruolo di responsabile del procedimento amministrativo per il rilascio dellautorizzazione allimpianto.
Il cda. Sono otto i consiglieri dellepoca (a partire dal maggio 2002) indagati soltanto per le ipotesi contravvenzionali contestate anche allallora presidente: in pratica, per aver disposto lo smaltimento in assenza di autorizzazione. Sono Claudio Braida, di Palazzolo, consigliere e vice-presidente del Consorzio; quindi Giandavide DAndreis, Udine; Armando Di Nardo, Carlino; Roberto Gregoris, Ruda; Ivano Milocco, Carlino; Matteo Piasente, San Giorgio; Elda Stefanutto, Carlino; Guido Tognan, San Giorgio.
Perizie e difese. Gli avvocati Roberto Mete e Cesare Tapparo, unitamente agli avvocati Nino Orlandi, Pieraurelio Cicuttini e a quelli per ora dufficio nominati dalla procura, sceglieranno adesso la linea difensiva da attuare. Si preannuncia un grande scontro specie sulle perizie che per oltre un anno hanno visto impegnati i consulenti nominati dal gip e dalle difese stesse.
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Giù le mani
dalle fontane !!
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ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDl' 23 MARZO
ORE 20.30 a Zuccola
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Incominciamo dal tubone.
Adesso vedremo cosa diranno il geometra Alessandro Florit, direttore del Tubone, e il suo amico dott. Luca Quarin, funzionario della Provincia di Udine, considerato che un anno fa hanno censurato il mio documento al "tavolo tecnico" provinciale sull'acqua perché scrivevo che i risultati dell'incidente probatorio, che dimostravano l'inquinamento, erano incontrovertibili. Così per colpa loro e dell'opportunismo dell'Assessore Provinciale Loreto Mestroni il tavolo tecnico è morto. Vedremo inoltre cosa dirà ora la neo Presidente Luisa De Marco dopo aver lanciato l'ultimatum per riaprire l'impianto sottosequestro da due anni. Credeva di fare carriera e invece si trova con il cerino in mano a fare da guardia al prossimo buco in bilancio da 400/500 mila euro.
Il problema delle fontane.
Oggi come oggi quello che preoccupa, al di là del recepimento della Legge Galli, sono soprattutto le manovre politiche ammantate di pseudo scientificità relative allo studio per il nuovo Piano Generale Risanamento Acque. L'elaborazione del PGRA è stata aggiudicata ad una Associazione Temporanea di Imprese di cui fanno parte tutti gli interessi lobbystici del settore, Cafc, AMGA e perfino il Tubone. Questa Società è ben vista da Mattassi Giorgio (che proprio poche settimane fa girava a braccetto con Del Frate Pietro in Comune) ed è guidata dai soliti noti: il Geologo Giampaolo Droli, (un tipo un po' duretto di testa perchè dopo 10 anni che cerco di spiegargli le cose è ancora lì che arranca); l'Ing Alessandro Turello (inquisito per traffico di rifiuti e danno ambientale per la discarica di S. Vito al Torre) e l'Arch. Pier Mauro Zanin, platealmente smentito di recente (dopo la sua performance a telefriuli) in seguito alla conferma del sequestro, da parte della Cassazione, della discarica di inerti di Ronchis in cui il Commissario straordinario Paolo Ciani ha buttato i fanghi di dragaggio di Aprilia Marittima. Insomma storiazze una dietro l'altra. Siamo stufi di questa gente e adesso che stiamo vincendo la battaglia contro il tubone daremo nuovamente una dura battaglia in difesa delle fontane minacciate soprattutto per opera dei DS (Mauro Travanut) e della Margherita (Gianfranco Moretton).
La questione delle bollette.
Oramai siamo al caos giuridico più totale. Una recentissima sentenza della Cassazione (depositata il 5 gennaio 2005) afferma che la legge Galli va interpretata in maniera estensiva e cioè che la fognatura va considerata come facente parte dell' impianto di depurazione (affermazione nettamente antigiuridica) e di conseguenza dovrebbero pagare tutti: allacciati, non allacciati e anche dove non c'è alcuna fognatura. Però questa sentenza pone un super vincolo per i fondi incassati con le bollette, i quali vanno esplicitamente destinati esclusivamente a realizzare le opere mancanti, quindi secondo logica, anche gli allacciamenti.
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