WASHINGTON

La rivolta contro le macchine dilaga nelle università americane.

I protagonisti dell'ondata neo-luddista sono i professori: stufi di parlare a studenti distratti, i docenti più esasperati vietano i computer portatili in classe. È polemica perché il laptop è ormai un ausilio didattico essenziale. È arrivato di recente alla ribalta della cronaca il caso di uno studente che giocava a poker online mentre avrebbe dovuto fare un compito in classe. È stato colto in fallo per caso, perché ovviamente aveva un’imperturbabile faccia da poker. Il professore che lo ha scoperto, Paul Engelking, docente di chimica all’Università dell’Oregon, ne è rimasto scioccato.

Episodi del genere non sono rari. Alla School of Law dell’Università del Michigan, il professore di legge Don Herzog si è accorto che qualcosa non andava quando ha fatto una domanda agli studenti e ha avuto come risposta un lungo silenzio e sguardi assenti. È andato a vedere cosa succedeva nelle classi dei suoi colleghi ed è rimasto stupefatto: «Alcuni leggevano il New York Times, altri compravano vestiti sul sito di Eddie Bauer, uno cercava un appartamento a San Francisco dove doveva cominciare un nuovo lavoro». «In un qualsiasi momento di una lezione di legge – ha concluso - l’85-90% degli studenti navigano online». Una volta i ragazzi annoiati chiacchieravano, si passavano biglietti sotto il banco o schiacciavano un pisolino. Oggi gli atenei Usa che hanno l’accesso wireless a Internet – un’università su quattro offre la rete sull’intero campus - involontariamente aprono la porta anche a un mondo di distrazioni.

Herzog è passato all’offensiva e, come esperimento, ha proibito per un giorno i computer in aula. Il risultato: una discussione «da sogno». Oggi la scuola di legge dell’Università del Michigan vieta l’accesso wireless a Internet in classe. Il divieto è in vigore anche nelle scuole di legge della University of California di Los Angeles – UCLA – e dell’Università della Virginia.

I professori lamentano di avere l’attenzione parziale degli studenti: «Come insegnante, mi rendo conto quando i ragazzi sono presenti solo con il corpo. La loro faccia è sul “salvaschermo”, per così dire, mentre in realtà controllano le e-mail», dice Douglas Haneline, docente di letteratura inglese alla Ferris State University di Grand Rapids, nel Michigan. C’è anche la preoccupazione per nuovi tipi di suggerimenti: durante una discussione in classe, i ragazzi possono scambiarsi le risposte con messaggi istantanei. Per evitarlo, in varie università ora i professori possono bloccare l’accesso wireless nella loro aula: accade ad esempio alla Vanderbilt University e a Darmouth.

Invocando la qualità dell’insegnamento, un numero crescente di insegnanti mette al bando non solo Internet, ma gli stessi computer. Nelle scuole di specializzazione post-universitaria, gli studenti hanno l’abitudine di prendere gli appunti della lezione direttamente sul pc. «Sono come stenografi, non ascoltano e non discutono», afferma June Entman, professoressa alla Law School dell’Università di Memphis. «Sono così preoccupati di trascrivere parola per parola quello che dico, che non pensano e non analizzano. I computer impediscono il contatto visivo, fanno da barriera tra me e gli studenti».

La Entman ha creato subbuglio questa primavera quando, con un preavviso di una settimana, ha informato gli studenti che l’uso di laptop e dispositivi analoghi sarebbe stato vietato durante le sue lezioni di procedura civile. Ora in aula permette di portare solo carta e penna. Gli studenti si sono ribellati. Temono l’effetto valanga dell’iniziativa. Hanno raccolto firme e cercato di fare appello all’American Bar Association, l’ordine degli avvocati, ma la denuncia non è stata accolta. C’è chi minaccia di cambiare scuola: con il computer riescono a prendere appunti in modo più chiaro e ordinato e poi li possono inviare ai compagni che hanno perso la lezione. All’Università di Pennsylvania, il professore di legge Charles Mooney da due anni proibisce i computer in classe. «I ragazzi hanno brontolato», qualcuno ha perfino abbandonato il corso, ammette Mooney. Ma non si pente.

Qualcuno però fa marcia indietro. La scuola di management della UCLA, che aveva installato congegni per schermare il wireless nelle classi, ha deciso di togliere il blocco. «Se gli studenti vogliono comunicare elettronicamente, lo fanno attaccando i cellulari al laptop o semplicemente inviando messaggini», scrive Susan Gutman, dell’amministrazione scolastica. «È un problema di comportamento. C’è sempre stato, solo che oggi si usano le nuove tecnologie». Un professore dell’Università di Oklahoma ha trovato una soluzione radicale e ha proibito in classe cellulari e palmari. Ma un ritorno all’insegnamento senza tecnologia è improbabile. Possedere un laptop è un requisito indispensabile per gli studenti di legge della Brigham Young University (BYU). Spetta tuttavia ai singoli professori stabilire le regole per l’uso dei Pc in classe. Alla Marriott School of Management della BYU, Lynn McKell, docente di gestione di sistemi informatici, incoraggia i ragazzi a portarsi il laptop in aula: i suoi corsi prevedono molto lavoro al computer e spesso gli studenti presenti sono più numerosi dei Pc in dotazione al laboratorio.

Molti professori appoggiano con entusiasmo l’uso dei computer portatili in classe, convinti che i vantaggi superino gli svantaggi. Per seguire meglio la lezione, ad esempio, i ragazzi possono collegarsi alla traccia che il docente ha messo il giorno prima sul sito web del corso. Il trend sarà facilitato dai laptop di nuova generazione che permettono di collegarsi a Internet e aggiungere appunti sullo schermo, come su un taccuino.

19 maggio 2006

Stop ai computer in classe: distraggono gli studenti

di Elysa Fazzino