7 Dicembre 06 Studi di genere | LIBRI
Biologia o cultura?
di Roberta Pizzolante
Catherine Vidal, Dorothée Benoit-Browaeys
Il sesso del cervello. Vincoli biologici e culturali
nelle differenze fra uomo e donna
Edizioni Dedalo, 2006
pp. 114, € 13,50
Le donne sono un pericolo al
volante? Non sanno leggere una cartina stradale né usare le
tecnologie e passano il loro tempo a spettegolare e rifarsi il trucco?
Dopo tutto, possono essere assolte. È infatti colpa del loro
cervello, programmato fina dalla nascita per riuscire a fare meglio
alcune cose e non altre. Questa la tesi avanzata da un certo
determinismo biologico molto in voga sui mass media, che spiega come
innate, piuttosto che acquisite, le differenze esistenti tra uomini e
donne. Ma sarà vero? Possono i neuroni spiegare i diversi
comportamenti, le diverse capacità emozionali, intellettuali,
sociali e fisiche tra i due sessi? Nel volume “Il sesso del cervello”
edito da Dedalo, la neurobiologa Catherine Vidal e la giornalista
scientifica Dorothée Benoit-Browaeys hanno provato a dare una
risposta a questa domanda. Con rigore e chiarezza si sono addentrate a
riesaminare la portata scientifica delle principali sperimentazioni che
forniscono al determinismo le prove dell’esistenza di differenze innate
nel cervello tra uomini e donne.
Nel XIX secolo le misurazioni
fisiche del cranio e dell’encefalo erano usate per spiegare la
gerarchia dei sessi, le razze e le classi sociali. Nel XX secolo le
tecniche sono più moderne, esiste la diagnostica per immagini e
la genetica, eppure la biologia rischia ancora di essere utilizzata per
giustificare le disuguaglianze tra i sessi e i gruppi umani. Basti
pensare alle tesi degli psicologi Allan e Barbara Pease, secondo i
quali “il fatto che uomini e bambini siano affascinati da oggetti
dotati di pulsanti e luci intermittenti, che fanno rumore e funzionano
a batteria, si spiega sulla base della specializzazione spaziale del
cervello maschile”. E ancora: “l’uomo possiede un cervello da
cacciatore, per questo si appassiona ai videogiochi, alla carabine con
il mirino e alle armi nucleari, alle navicelle spaziali e ai fuoribordo
e a tutto ciò che può essere manovrato con un
telecomando. Se si fabbricassero lavatrici dotate di telecomando, senza
dubbio sarebbe il marito a occuparsi del bucato”.
Molto spesso le prove di questa teoria vengono ricercate nel passato, per cui le condotte dominanti degli uomini sarebbero comportamenti di origine biologica, frutto di una selezione naturale iniziata nella preistoria. Secondo i sociobiologi, infatti, le caratteristiche dei due sessi sono interpretate come il risultato della storia, di una selezione avvenuta nel corso dell’evoluzione dopo la ripartizione dei compiti che avrebbe forgiato le diverse strutture cerebrali. Il fatto che la caccia implichi l’inseguimento di una preda spiegherebbe la capacità di orientamento spaziale degli uomini, mentre le donne a forza di occuparsi dei figli, avrebbero sviluppato di più le competenze linguistiche. Quindi uomini programmati per la competizione e donne per la cooperazione.
Molto spesso le prove di questa teoria vengono ricercate nel passato, per cui le condotte dominanti degli uomini sarebbero comportamenti di origine biologica, frutto di una selezione naturale iniziata nella preistoria. Secondo i sociobiologi, infatti, le caratteristiche dei due sessi sono interpretate come il risultato della storia, di una selezione avvenuta nel corso dell’evoluzione dopo la ripartizione dei compiti che avrebbe forgiato le diverse strutture cerebrali. Il fatto che la caccia implichi l’inseguimento di una preda spiegherebbe la capacità di orientamento spaziale degli uomini, mentre le donne a forza di occuparsi dei figli, avrebbero sviluppato di più le competenze linguistiche. Quindi uomini programmati per la competizione e donne per la cooperazione.
Quale ruolo ha allora la storia
e la cultura, si chiedono le autrici? Se è vero che i nostri
talenti sono scritti nella natura biologica, che senso ha allora
incoraggiare una ragazza a frequentare una facoltà scientifica o
un ragazzo a imparare le lingue? Se queste differenze sociali e
professionali vengono spiegate con la natura, qualsiasi discorso sulle
pari opportunità è destinato inevitabilmente a fallire.
In riferimento alle ipotesi dei sociobiologi, ribattono per esempio le
autrici, i reperti fossili non permettono di ricostruire
l’organizzazione sociale e la suddivisione dei compiti in modo
così netto, anzi essa variava nelle diverse etnie.
Pensiamo alla differenza di volume cerebrale in relazione alle capacità intellettive. Tra il cervello maschile e quello femminile ci sono delle differenze di peso che vanno da 0 a 180 grammi. Ma esiste una variabilità individuale nella popolazione generale. Per esempio, dicono le autrici, si sa che Anatole France aveva un cervello minuscolo poco più di un chilo, mentre il cervello dello scrittore russo Ivan Turgenev pesava il doppio.
In conclusione, sostengono le autrici, anche se geni e ormoni orientano lo sviluppo del cervello, i circuiti neurali sono costruiti grazie alla nostra storia personale e all’ambiente circostante. Il volume si chiude con una citazione del biologo Francois Jacob: “come ogni altro organismo vivente, l’uomo è programmato geneticamente ma è programmato per apprendere”.
Pensiamo alla differenza di volume cerebrale in relazione alle capacità intellettive. Tra il cervello maschile e quello femminile ci sono delle differenze di peso che vanno da 0 a 180 grammi. Ma esiste una variabilità individuale nella popolazione generale. Per esempio, dicono le autrici, si sa che Anatole France aveva un cervello minuscolo poco più di un chilo, mentre il cervello dello scrittore russo Ivan Turgenev pesava il doppio.
In conclusione, sostengono le autrici, anche se geni e ormoni orientano lo sviluppo del cervello, i circuiti neurali sono costruiti grazie alla nostra storia personale e all’ambiente circostante. Il volume si chiude con una citazione del biologo Francois Jacob: “come ogni altro organismo vivente, l’uomo è programmato geneticamente ma è programmato per apprendere”.
