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Il caso Burgo visto
da una "Toga Rossa"
da il Gazzettino 25 aprile 2002
(c.a.) Considerazioni di un magistrato su alcuni sequestri. Ad esempio, Tolmezzo. «E sui modi trovati per ovviarvi». È il sottotitolo di un volantino che alcune settimane fa circolava nelle Procure di mezz'Italia. A firmarlo è Claudio Castelli, segretario nazionale di Magistratura Democratica, che in questo modo esprime il suo dissenso per dei provvedimenti adottati "su misura" che vanificano l'attività giudiziaria e, a suo parere, «salvano singoli indagati in processi in corso». Tre i casi presi in considerazione: l'Agip Petroli di Gela, i cantieri dell'alta velocità in Toscana e gli scarichi della Cartiera Burgo di Tolmezzo.
«La situazione di grave inquinamento idrico che aveva portato al sequestro da parte della magistratura di Tolmezzo degli scarichi della Burgo - fa notare Castelli - è stata "risolta" con la dichiarazione del presidente del Consiglio dello stato di calamità naturale ai sensi della legge sull'istituzione del servizio nazionale della protezione civile, per intenderci, la norma creata per far fronte a terremoti, inondazioni e catastrofi». Non manca la frecciata per la nomina a commissario del presidente della Regione Renzo Tondo, uno degli indagati nel procedimento penale avviato dal sostituto procuratore Maria Elena Teatini.
Tolmezzo come Gela. Gela come la Toscana e viceversa. Per Castelli «lo stato di diritto è offeso». «Non è con leggi e decreti - afferma - che le sostanze inquinanti perdono le loro caratteristiche». E aggiunge: «Al di là dei problemi ambientali e dell'ennesima drammatica messa in contrapposizione tra il diritto a un ambiente sano e il diritto al lavoro, sono gli stessi principi della separazione dei poteri e dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge che vengono messi in dubbio». Secondo magistratura Democratica nel caso Burgo o Gela ci si è dimenticati del principio che vieta a Parlamento e Governo di interferire nel merito dei singoli processi. «La legge - protesta Castelli - non è più regola generale ed astratta che riguarda e deve essere osservata da tutti i cittadini, ma mezzo di risoluzione di singoli casi, in favore di singole persone».
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Il caso Burgo visto
dal "Sindacato Rosso"
da il Messaggero Vemeto del 30/4/2002
Secondo le parti sociali se chiude solo il reparto cellulosa perde di competitività tutto lo stabilimento
Burgo, Cgil contro ambientalisti
Tolmezzo: per i sindacati il ricorso al Tar sul commissario è «un’azione grave»
La notizia del ricorso al Tar di Wwf, Legambiente e Italia Nostra affinchè vengano annullati il decreto dello stato di emergenza e la nomina del Commissario ad acta alla Cartiera Burgo, preoccupa non poco lavoratori e sindacati. Ieri, nella sede della Cgil di Tolmezzo, si è tenuta una riunione della Cgil Alto Friuli. Grande preoccupazione è stata espressa per questo ricorso e la Cgil ritiene l’iniziativa degli ambientalisti un grave atto che rischia di vanificare la lotta dei lavoratori per la difesa del proprio posto di lavoro e dell’ambiente. «Gli ambientalisti dimostrano - commenta la Cgil -, con le loro iniziative, totale insensibilità per le sorti delle centinaia di lavoratori della Burgo e delle loro famiglie. La nomina del commissario è la strada da seguire per conciliare la salvaguardia dei posti di lavoro con la soluzione definitiva del problema ambientale. Il fatto di affermare - continuano i sindacalisti - che potrebbe chiudere il reparto di cellulosa in quanto occupa “solo” 40 operai, è indice di disinformazione e cinismo perchè questa decisione colpirebbe oltre 100 persone nell’immediato e minerebbe la competitività complessiva dello stabilimento intero».
Le rappresentanze sindacali della Burgo di Tolmezzo e i sindacati, da tempo, hanno intrapreso iniziative per migliorare la sicurezza e l’ambiente. «Sono state concordate innovazioni al processo produttivo che hanno portato a un miglioramento delle condizioni di lavoro incidendo anche sull’ambiente esterno. L’eliminazione di cloro e acido solforico è un esempio significativo che dimostra che gli attuali scarichi della cartiera non sono paragonabili a quelli del recente passato. Pertanto non comprendiamo, francamente, questo accanimento».
La Cgil Alto Friuli ritiene che la strada da seguire sia quella di guardare al futuro e premere sul commissario e sulla direzione della Burgo per far sì che in tempi brevi e con i minori costi possibili per la collettività, si risolva il problema degli scarichi dell’industria cartaria.
«Riteniamo fondamentale - conclude la Cgil - l’acquisizione di un tavolo di confronto con il commissario e chiediamo che anche le associazioni ambientaliste si associno a questa richiesta per svolgere sino in fondo il ruolo di controllo che anche a loro compete».
Luca Coradduzza
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