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Articolo tratto da La Repubblica
SABATO, 24 NOVEMBRE 2001 |
Comunicato anarchico sulla manifestazione contro Ciampi
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Pagina 20 - Interni Il capo dello Stato inaugura lo "Science center" di Bagnoli: servono progetti, non dissensi Ciampi convoca Bossi E a Napoli i no global contestano il presidente
Colloquio al Quirinale, presente Urbani. In regalo al senatùr un libro su Carlo Cattaneo I dimostranti nel capoluogo campano bruciano uno striscione con il tricolore
-------------------------------------------------------------------------------- ROMA Un'ora di colloquio al Quirinale fra presidente e ministro. Fra Ciampi e Bossi. Il titolare delle Riforme istituzionali, appena ventiquattr'ore prima, aveva "rivelato" che era stato proprio il Quirinale a bloccare il suo progetto per modificare la composizione della Corte costituzionale inserendo alcuni membri scelti dalle Regioni. Presente al colloquio Giuliano Urbani, responsabile dei Beni culturali: in rapporti buoni con Bossi, eccellenti con Ciampi. Al mattino il capo dello Stato riceve il ministro. Nel pomeriggio vola a Napoli per inaugurare il primo «Science center» italiano nella città della scienza a Bagnoli, assieme al presidente della Regione Antonio Bassolino, al sindaco Rosa Russo Iervolino e al leader di Confindustria, Antonio D'Amato. «Mettete da parte i dissensi di cui si sente troppo spesso parlare e preparate progetti e scadenze, perché i progetti vanno realizzati», ammonisce Ciampi, cittadino onorario di Napoli. In occasione della visita il movimento No Global, studenti e disoccupati organizzano un corteo per il lavoro e contro la guerra. I manifestanti, circa duemila, incendiano uno striscione con il tricolore, gesto che farà indignare Ciampi. Ma non riescono ad incontrare il capo dello Stato come avrebbero voluto. Quando il corteo si scioglie, una delegazione consegna ad un funzionario di polizia, perché la dia a Ciampi, una poesia di Boris Vian scritta negli anni '40, «Egregio presidente" (Le Deserteur). «Bagnoli può diventare veramente un centro fondamentale di sviluppo per Napoli, per il Mezzogiorno, per l'Italia tutta», dice Ciampi prima di ripartire per Roma, intorno alle 20. «Presidente, torni spesso perché i napoletani le vogliono bene e individuano in lei il simbolo dell'unità nazionale», dice la Iervolino. D'Amato ricorda che Ciampi «ha fatto dell'utilizzo dei fondi strutturali europei, delle buone capacità di investimento delle risorse, una bandiera importante per il nostro paese». Anche Bagnoli attende finanziamenti, ma dal governo. Gli amministratori locali aspettano da tempo che siano sbloccati 150 miliardi per il risanamento delle ex aree industriali. «Caro presidente, continui ad essere garante della Costituzione e di un federalismo unitario e solidale», chiede infine Bassolino. Proprio di questi argomenti, al mattino, Ciampi parla a lungo con Bossi. Un'ora di colloquio (l'udienza sarebbe stata programmata una decina di giorni fa) dedicata anche a uno scambio d'impressioni dopo la recente visita del capo dello Stato in Piemonte, durante la quale grande spazio hanno ricevuto i temi del federalismo solidale. La formula che l'Italia ha introdotto nel suo ordinamento e che si appresta a calare più diffusamente nella struttura statuale. Bossi ha spiegato di non essere contrario al tricolore, ma di preferirlo affiancato sempre dalle bandiere locali. In qualche misura il presidente è d'accordo: «Anche a me piace vederlo accompagnato dalla bandiera della mia Livorno», ha tagliato corto. E per convincere il capo leghista della conciliabilità di posizioni apparentemente lontane gli ha donato un libro di Della Peruta su Carlo Cattaneo, il pensatore risorgimentale («studioso di città e piccole patrie che ha operato per un'Italia libera e indipendente», la dedica del presidente) che per primo profetizzò il federalismo. La figura di Cattaneo infatti era stata al centro dell'intervento di Ciampi, tre giorni fa a palazzo Carignano, a Torino. Ne aveva accennato la settimana precedente, a Berlino, indicandola come fonte d'ispirazione per gli Statinazione. Anche in Europa, oggi, si vive su scala più larga un processo simile a quello che portò, un secolo e mezzo fa, l'Italia all'unità.
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![]() Ciampi a Napoli...e gli anarchici bruciano il suo amato tricolore Napoli, 23/11/01 Contro la guerra, la disoccupazione, l'emergenza case. Queste le motivazioni che hanno portato in piazza 4.000 persone tra disoccupati di Acerra e Ponticelli, studenti in movimento, centri sociali, O.AC.N. F.A.I. e varie individualità anarchiche, mancava all'appello Rifondazione Comunista che non ha aderito alla manifestazione, ma qualche militante con la bandiera c'era, nonostante qualcuno del partito fosse andato ad invitare i militanti del partito a restarsene a casa. Il corteo e' partito alle 12.00 da piazzale Tecchio e ha attraversato le strade che dai Campi Flegrei portano a Bagnoli. Forte la presenza delle forze dell'ordine ma non ci sono stati problemi.Circa alla metà della manifestazione è stato bruciato uno striscione con i colori della "nostra" "amata" "patria" (e aggiungerei "riconosciuta") e altre due bandiere tricolore. In quelle ore Ciampi visitava Bagnoli...certo proprio lo stesso Ciampi che ha ordinato ai suoi "sudditi" di mettere un tricolore in ogni casa. Alcuni suoi "sudditi" invece il tricolore lo odiano e lo bruciano e ricordano al potere alcune parole d'ordine: - Contro la guerra - La finanziaria di guerra - Contro gli attacchi ai diritti dei cittadini e dei lavoratori - Per un mondo liberato dallo sfruttamento economico e dall'oppressione sociale, politica e culturale I compagni dell'Organizzazione AnarcoComunista Napoletana (O.AC.N. F.A.I.) hanno distribuito un volantino che invita tutti coloro che sentono la propria vita calpestata dalle politiche attualmente perseguite dall'Italia, dall'Unione Europea e dalla N.A.T.O., a promuovere in tutti i luoghi di vita e di lavoro la formazione di comitati autoorganizzati per la preparazione di un grande "SCIOPERO GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI", cui partecipino gli studenti, i disoccupati, le minoranze etniche, le donne e gli uomini tutti che intendono esprimere il loro dissenso. |