Messaggero Veneto
GIOVEDÌ, 11 SETTEMBRE 2003 Pagina 4 - Udine


Gli abitanti della zona contestano il primo cittadino: non basteranno i lavori per la Regione a svuotare il centro sociale

«Cecotti non tutela via Volturno»

Il comitato: sa benissimo che i problemi non finiranno a gennaio

----------------------------------------------------

I residenti di via Volturno non credono che i lavori di costruzione del palazzo della Regione porranno fine ai problemi causati dalla presenza del centro sociale. E invitano il sindaco di Udine, Sergio Cecotti, a ufficializzare con una lettera a sua firma e protocollata i tempi di avvio del cantiere. Il referente del comitato di cittadini che hanno manifestato, sabato scorso, davanti a palazzo D’Aronco riapre, dunque, la polemica con l’amministrazione comunale e invita il sindaco «a guardarsi le fotografie» e a «documentarsi» sui disagi patiti dai cittadini della zona.

«Il sindaco asserisce che i lavori per la costruzione dei nuovi uffici regionali inizieranno a gennaio - dice il portavoce della protesta, Giovanni Floreani - annullando di fatto il problema da noi sollevato. Bene, se così è ufficializzi questa notizia inviandoci per iscritto una dichiarazione protocollata».

Anche se, a detta del comitato di via Volturno, «tale evenienza non pone fine a una questione di ben più ampia pericolosità sociale - prosegue Floreani -. Siamo preoccupati di fronte all’allarmante degrado, che in particolar modo si manifesta nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo e che trova ambiente favorevole anche in altre zone della città come confermano le oltre 250 firme raccolte in poco più di un’ora sabato scorso».

Il comitato contesta al sindaco Cecotti anche l’efficacia delle eventuali azioni intraprese, negli ultimi tempi: «Il sindaco dice che recentemente sono avvenute nell’area in questione “tre retate ad hoc” , nel corso delle quali non è risultato ciò che i manifestanti affermano». Secondo Floreani, «chi viviamo lì giorno e notte non si è accorto di queste eclatanti retate - continua -. Tuttavia non mettiamo in dubbio che vi siano state: rimane il dato che gli occupanti continuano, agevolati dal clima favorevole, con le loro grigliate, i loro schiamazzi e i loro assembramenti. Se il sindaco vuol farci passare per falsi, vada a guardarsi le fotografie degli happening che noi abbiamo prodotto. Lo invito a documentarsi prima di fare dichiarazioni forse un po’ azzardate». (t.c.)

Il Csa: «Tutta colpa degli spacciatori»
I ragazzi del centro sociale si difendono: non siamo noi a creare disturbo alla gente
--------------------------------------------------------

I centro sociale autogestito di via Volturno respinge le critiche e le proteste che giungono dagli abitanti della zona.

«Gran parte dei problemi sollevati dalle proteste sono determinati dalla attività di spaccio di droga che si è insediato nell’area più appartata dell’ex mercato - spiega il Csa -. I primi a subire le conseguenze di questa situazione siamo proprio noi, che già da anni denunciamo il fenomeno che negli ultimi tempi si è notevolmente aggravato. Siamo sempre intervenuti anche fisicamente per contrastarlo a rischio della nostra incolumità».

Nel piazzale, spiegano ancora al centro sociale di via Volturno, «si rifornisce molta clientela - aggiungono -. Siamo logici: se lo spaccio fosse concentrato, come un tempo, alla stazione ferroviaria nessuno chiederebbe lo sgombero del personale e dei viaggiatori. Anzi, se non ci fossimo noi in via Volturno, la situazione sarebbe ancora peggiore. Il fatto è che chi di dovere ha circoscritto qui questo problema endemico, molto più “resistente” della prostituzione quasi debellata in ambito urbano».

Secondo il Csa, «eliminando lo spaccio, pulita l’area, come peraltro noi più e più volte abbiamo fatto e continueremo a fare, tagliando l’erba, potando gli alberi, si sarebbero eliminati molti problemi - scrivono ancora dal centro sociale -. Sull’altra questione della palazzina che accoglie gli extracomunitari informiamo ancora una volta che gli ospiti non superano mai la decina divisi in quattro stanze e come affermato dal sindacalista della Cgil anch’essi sono vittime della situazione che si è creata all’esterno».

I rappresentanti del Csa puntano l’attenzione anche su problemi di carattere umano che si verificano nella zona: «Giovedì scorso sotto il portico si erano stabiliti quattro giovani della Sierra Leone - raccontano - che cercavano disperatamente da dormire, da mangiare, da lavorare. Che fare? Mandarli via? Dove? Li abbiamo portati da Don Pierluigi di Piazza che stava tenendo un convegno a Udine con il Vescovo del Chiapas, il magistrato Gherardo Colombo e il presidente della Regione, Riccardo Illy, proprio sul tema dell’accoglienza. Finalmente dopo un po’ di pressioni Di Piazza ha accettato di tenerli e li abbiamo portati a Zugliano al centro Balducci. Questo per dire che i problemi ci sono e vanno comunque risolti».

«Non vogliamo soffermarci - concludono - su altri aspetti strumentali o secondari della protesta, non abbiamo né complessi di colpa né di legittimità. Sappiamo riconoscere la vera natura dei problemi e speriamo che anche gli altri facciano altrettanto».