SABATO, 10 SETTEMBRE 2005
SABATO, 10 SETTEMBRE 2005

Pagina 1 - Pordenone

Troppa pioggia per una rete non più in grado di assorbirla

STRUTTURE INADEGUATE




Il bollettino meteorologico dell’Osmer-Arpa parla di un evento eccezionale che ieri si è rovesciato sulla bassa pianura pordenonese: 250 millimetri di pioggia, in sedici ore, abbattutisi sul capoluogo. Basta questo dato per giustificare il ritorno della paura dello “sbrego”, l’alluvione che nel 2002 ha messo mezza città in ginocchio? Secondo molti tecnici, no. La straordinarietà dell’evento ha fatto riemergere l’ordinarietà di una rete di fognatura e depurazione vecchia, carente, che fa acqua da tutte le parti e scelte urbanistiche che tornano a far discutere: il parcheggio di via San Giuliano a ridosso del fiume e l’edificazione di interi quartieri in aree che erano il tradizionale alveo dei fiumi.
LE PIOGGE. I meteorologi dell’Osmer parlano di un evento che non ha precedenti dal ’61 a oggi. Dalla mezzanotte alle 16 di ieri, sono caduti 170 millimetri di pioggia a Vivaro, 120 a San Vito e quasi 250 a Pordenone. Nel capoluogo si sono concentrati 139 millimetri di pioggia, tra le 9 e le 12. Il sindaco, Sergio Bolzonello, alzando gli occhi al cielo, ha parlato di 250 litri rovesciati su ogni metro quadro del territorio comunale. «Già valori di 50 millimetri all’ora – sostiene l’Osmer – si collocano verso gli estremi della statistica sulla pianura friulana e sono quindi abbastanza rari». La causa è determinata «dalla persistenza per diverse ore, sulla medesima località, delle celle temporalesche. Questa stazionarietà – spiegano i meteorologici – va ricondotta alla concomitante azione della persistente spinta verso nord-ovest di aria calda e umida nei bassi strati da parte dello scirocco e all’effetto della catena montuosa che, agendo da barriera, ha favorito il continuo innesco delle celle temporalesche sempre sulla medesima località».
LA RETE CARENTE. Condizioni decisamente sfavorevoli, ma in un contesto di grandi carenze. Con i suoi 65 mila abitanti equivalenti, rappresentati dai residenti e da coloro che lavorano nel capoluogo, di cui 7 mila 300 legati alle imprese industriali, il Comune fronteggia la richiesta di depurazione attraverso due impianti, quello della Burida e l’altro localizzato a Vallenoncello. Solo il 30 per cento del territorio comunale è servito dalla rete, dove risiede oltre la metà dei residenti. Il sistema fognario è prevalentemente misto, con problemi legati al liquame fortemente diluito e alla forte immissione di acque bianche. L’ultimo rapporto di Legambiente colloca Pordenone al 94° posto della classifica nazionale in termini di capacità di depurazione, con una percentuale di abbattimento del carico civile che è del 33 per cento. In città, ogni 100 metri, si contano 10 allacciamenti alla rete; a Udine, ad esempio, sempre ogni 100 metri, di allacciamenti ce ne sono 24. La rete, poi, è vecchia e costantemente a rischio. «Ogni giorno – ha dichiarato l’assessore Carniello – interveniamo per scarichi fognari che sprofondano, quando prima succedeva ogni settimana». Per far fronte alle grandi precipitazioni «ci vorrebbero – ancora Carniello – delle vasche di contenimento nelle aree dove si raccolgono le acque». Allo stato, però, non esistono, come non ci sono i 13 milioni di euro necessari per realizzare un primo, consistente, ampliamento della rete in base al nuovo piano delle fognature.
IL TERRITORIO. L’allagamento del parcheggio di via San Giuliano, con una decina di vetture rimaste sott’acqua, riapre la polemica sulla realizzazione di un’opera da 81 mila euro a ridosso del Noncello. Senza contare i sottopassi che si allagano, con grave rischio per chi li percorre, le case costruite in luoghi esondabili che ora vedono le cantine e gli scantinati allagati, i fossi interpoderali coperti e i canali di scolo cancellati. C’è poi un problema di manutenzione, se anche corso Vittorio Emanuele è finito a “mollo”, per la seconda volta in tre settimane, con negozi allagati e rinnovati disagi per i cittadini. Se la natura non è stata benevola, quindi, l’uomo ha contribuito a renderne gli effetti disastrosi. (ste.pol.)
SABATO, 10 SETTEMBRE 2005

Pagina 1 - Pordenone

Maltempo, devastata mezza provincia

Ingenti danni in ventisei comuni della pianura. Sott’acqua millequattrocento abitazioni

Le precipitazioni hanno toccato il livello record di 250 millimetri in sedici ore




di STEFANO POLZOT
L’ondata di maltempo che ha colpito nella giornata di ieri la provincia di Pordenone, con precipitazioni eccezionali che hanno toccato il livello di 250 millimetri in 16 ore nel capoluogo, quasi metà dei quali scaricatisi in 120 minuti, ha provocato danni milionari. Secondo una prima stima da parte della Regione, sono 26 i Comuni colpiti, gran parte di pianura, con mille 400 case che hanno subito allagamenti, senza contare le strutture pubbliche. Oltre a forze dell’ordine, Vigili del fuoco e sanitari, sono stati impegnati nell’emergenza 300 volontari della Protezione civile. Chiusi numerosi tratti di strade. La Regione ha chiesto al Governo nazionale la dichiarazione di calamità naturale.
L’evento. Sono 26 i Comuni interessati dal maltempo che si è sviluppato fino al pomeriggio di ieri. Si tratta di Arba, Andreis, Arzene, Azzano Decimo, Brugnera, Caneva, Casarsa della Delizia, Chions, Cordenons, Fanna, Fiume Veneto, Fontanafredda, Morsano al Tagliamento, Pasiano, Pordenone, Prata, Pravisdomini, Roveredo in Piano, Sacile, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Valvasone, Vivaro e Zoppola. In base a un primo rapporto della Protezione civile, le case allagate sono state mille 400, con danni per milioni di euro. «D’intesa con il presidente Illy – afferma l’assessore alla Protezione civile, Gianfranco Moretton – abbiamo chiesto al Governo nazionale la dichiarazione dello stato di calamità naturale». I principali corsi d’acqua, ovvero Meduna, Noncello, Livenza, Fiume e Sile, hanno retto alle notevoli portate, anche se in qualche punto, come a Fiume Veneto, si sono verificati alcuni fenomeni di tracimazione. «Non hanno retto – continua Moretton – gli scoli minori e le infrastrutture di depurazione e fognatura».
La città. Le interruzioni più significative di strade si sono avute in via San Giuliano e al sottopasso di via Nuova di Corva. Allagamenti generalizzati in tutto il capoluogo, con centinaia di case con cantine e scantinati allagati. Disagi nella sede del Consorzio universitario, in via Prasecco, parzialmente evacuata, mentre in ospedale ci sono state infiltrazioni d’acqua nei sotterranei. Al primo piano del padiglione degli uffici è caduto su una scrivania un metro quadro di soffitto. Per tutta la giornata viabilità in tilt, con lunghe code all’incrocio di Borgomeduna, in viale Treviso e sulla Pontebbana. Il traffico che si è riversato sull’autostrada ha provocato incolonnamenti, acuiti dal cedimento di una parte laterale della carreggiata prima dell’uscita di Cimpello.
In provincia. Chiusi i guadi, sono state interrotte alcune strade provinciali, sia in pianura, sia in montagna. Tra i Comuni maggiormente colpiti, Cordenons, con circa 60 abitazioni sott’acqua, Azzano Decimo e Fiume Veneto. In entrambi i comuni, piazze allagate e situazione particolarmente critica nella seconda realtà. Difficoltà riscontrate pure a Pravisdomini e Pasiano. Più contenuti i disagi nel Sanvitese.
I danni. I cittadini che hanno subito danneggiamenti sono stati invitati a realizzare fotografie degli stessi, al fine di documentarli in presenza di un rimborso legato all’eventuale riconoscimento dello stato di calamità naturale e al reperimento delle risorse finanziarie.

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